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Giovedì, 17 Marzo 2016 21:06

Casa Padre Angelo: Le drammatiche testimonianze e registrazioni delle mamme

Casa Padre Angelo: Le drammatiche testimonianze e registrazioni delle mamme
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L'autore Redazione Trento


 
La situazione presso «Casa Padre Angelo» sta ormai precipitando. La nostra redazione è infatti venuta in possesso di alcune registrazioni dove due operatori in una riunione con tutte le mamme tentano in modo subdolo e disonesto di far scrivere alle mamme una lettera dove «devono» dire che presso la struttura si trovano bene ed è tutto in ordine.
 
Nella registrazione uno dei due operatori fa cenno all'interrogazione del consigliere Cia definendola «cosa gravissima» e afferma che tutte le mamme che non risiedono più a casa Padre Angelo stanno chiedendo a grande voce la firma, di chi risiede nella struttura, su un documento dove venga scritto che tutto va bene.
 
Ebbene, questo è completamente falso. La nostra inchiesta era partita grazie a due segnalazioni di due mamme ospitate dentro la struttura che denunciavano con testimonianze fotografiche la distribuzione di prodotti alimentari scaduti. Dopo il nostro primo articolo sono cominciate ad arrivare lettere, testimonianze, registrazioni ed intercettazioni da parte di molte mamme ormai uscite da «Casa Padre Angelo» che denunciano fatti gravissimi e drammatici.
 
Casa Padre Angelo, non nuova purtroppo a fatti del genere, è stata visitata ben due volte dai Nas, nel primo caso dopo un'avvelenamento di una mamma, la seconda volta dopo la pubblicazione del nostro secondo articolo. Della casa si erano anche interessate le Iene che avevano scoperto dei gravi conflitti di interessi da parte del direttore Mazza (nella foto) che oltre a dirigere la struttura era anche giudice onorario del tribunale dei minori, cosa vietata per legge.
 
La Onlus dopo l'arrivo dei Nas, alla fine del 2014, era stata chiusa, ma nonostante questo opera ancora con carta intestata della vecchia onlus e percepisce 70 mila euro ogni anno per l'accoglienza di un presunto profugo che tale non è, e circa un milione di euro per il reinserimento e il mantenimento delle mamme con difficoltà.
 
Alcuni passaggi delle registrazioni di alcune mamme (circa una quindicina) sono raccapriccianti, «ho visto cose scontertanti li dentro - scrive una mamma - appena entri li ti tolgono tutto, libertà, diritti e dignità». Tutte le testimonianze parlano di mamme e figli affamati a cui non veniva dato da mangiare e della somministrazione di alimenti scaduti. «I bambini lasciati in custodia alle operatrici - si sente in un'altra registrazione - venivano messi a dormire nei passeggini e messi poi nel vano caldaia».
 
Particolarmente tragica la frase scritta da un'altra mamma che riportiamo testualmente, «Spesso venivano delle persone da fuori portando vestiti, giochi e spesso frutta e verdura, e sapete chi si prendeva la maggior parte delle cose? Gli operatori!Si portavano le cose in magazzino per poi selezionarle, dividerle e cariacarle nelle proprie auto».  
 
Un'altra mamma parla di detersivi a portata di bambini, di mancanza dei salvavita, dell'obbligarietà di fare le pulizie da parte di tutte le mamme, di ingiurie e minacce degli operatori anche davanti ai bambini. Molte le testimonianze che parlano di operatori che entrano nelle stanze senza avvertire, trovando le mamme in reggiseno o mentre si fanno la doccia. Tutte parlano di un posto sporco e degradato e di operatori completamente privi di competenze, arroganti e privi si qualsiasi grado di sensibilità.
 
Sconvolgente quello che una mamma ha riportato sulla sua lettera, «Ragazze che vivono in camerette molto piccole con più figli, - scrive - lenzuola macchiate e quel che è peggio sono stati trovati dei vermi sia nel loro letto, in doccia e nel lavandino della propria “dimora”. In estate è una zona infestata dalle zanzare, chiaramente chi ha un po’ di soldi si può comperare dei repellenti, altrimenti c’è chi viene divorato dalle zanzare. Gli operatori entrano nelle stanze senza bussare, spaventando e invadendo la privacy di chi le occupa. Gli stessi entrano anche in assenza delle ragazze».
 
E ancora: «Spesso il pane manca o addirittura è secco. Si è assistito ad una scena molto brutta, una giovane ragazza incinta ha chiesto dei cereali che le sono stati negati (non si sa il perché visto che c’erano) e al suo posto le hanno dato del pane secco, la ragazza lo ha fatto presente, ma la risposta è stata o quello o niente.Nel cibo spesso sono stati trovati capelli e molte mamme mangiano il minimo indispensabile. A colazione le brioche e il pane sono quasi sempre secchi. Spesso le porzioni di cibo  sono scarse e le mamme hanno fame. Molti bambini hanno hanno sofferto di problemi ai denti,  causati all'alimentazione poco sana. Più di una volta hanno dato 4/5 yogurt da bere in una volta sola, perché il giorno dopo sarebbero scaduti.Le stoviglie sono in uno stato pietoso, molte volte mancano piatti e posate, ancora è successo che le ospiti abbiano dovuto bere in bicchierini di plastica trovati nelle uova di Pasqua». 
 
Tutte queste dichiariazioni emergono in quasi tutte le testimonianze firmate o nelle registrazioni delle mamme come fossero un denominatore unico, anche se la permanenza nella struttura è avvenuta in tempi diversi. Segno che tali problemi esistono nella struttura ormai da anni sia nella prima gestione onlus «casa padre angelo» sia nella seconda dopo il 2014 che rimane tutt'ora sconosciuta.
 
Dopo quanto sentito e letto i collaboratori del nostro giornale, che hanno fino ad oggi condotto un lavoro di indagine, hanno deciso di continuare sulla strada della verità per confermare che i criteri ed i parametri di titolarità fissati per il riconoscimento di particolari status di conferimento della Carta dei Servizi di Aziende private e riconosciute giuridicamente come ONLUS, devono essere mantenuti e soprattutto rispettati. «Ci sentiamo il dovere morale nonché quello di opinionisti pubblici, di riprendere nuovamente il filo conduttore sulla indagine giornalistica riservata a «Casa Padre Angelo”». 
 
«Dopo avere esaminato il materiale a mio parere sconcertante, e aver parlato e sentito direttamente molte di queste mamme nei cui occhi ho visto tristezza e terrore - afferma l'editore del nostro giornale Roberto Conci (foto)- ho deciso insieme ai miei collaboratori Gabriella Maffioletti e Gianpiero Robbi (titolari dell'inchiesta) di presentare un esposto alla procura e di consegnare tutta la documentazione in possesso del mio giornale e le registrazioni della mamme residenti, e che hanno lasciato da tempo la casa, alla magistratura.
 
La decisione è stata presa dopo che in un'intercettazione si sono alzate inquietanti ombre sul genere di “pressioni” e di tentativi maldestri operati dagli amministratori della Struttura “Casa Padre Angelo” di ridare un immagine di “lustro e di rispolvero” di quel quadretto “candido e intonso” che rivestiva la Struttura». 
 
Durante l'incontro con le mamme uno dei due operatori parla di denuncia all'ordine dei giornalisti, «se così fosse saremo felici di inviare tutta la documentazione anche a loro - incalza Roberto Conci - per così dimostrare la nostra correttezza e il fatto che tutto quanto riportato su tutti i nostri articoli corrisponde alla verità, anzi, volutamente sono stati omessi alcuni passaggi perchè particolarmente tragici».
 
In quest'ultima registrazione l'operatore Matteo Mazza, il figlio del direttore insieme ad un'operatrice che sospettiamo essere un'assistente sociale, cerca di inculcare nella mente delle mamme che gli articoli inchiesta pubblicati sul nostro giornale mettono in cattiva luce le mamme e le rendono un «ricettacolo di donne povere di spirito» quando nella realtà noi abbiamo solo sollevato interrogativi e ricerche di verifiche legittime suffragate da tutta una serie di indizi gravi e di testimonianze altrettanto scabrose. Ricordiamo ai due operatori di «Casa Padre Angelo» che tutto è partito da delle denunce di alcune mamme che risiedono nella struttura.
 
«Sono sicuro che tale struttura è per fortuna solo un'eccezione e non certo la regola per la nostra provincia di Trento - afferma ancora Roberto Conci -  ma proprio per questo e per i soldi pubblici che questo centro percepisce va fatta chiarezza e subito, anche se a parer nostro ci sono pochi dubbi sulla cattiva gestione che negli anni è anche dimostrata da molti casi limite già denunciati in passato»
 
Ma poi ci sono anche le voci, quelle che da parte di alcuni investigatori delle forze dell'ordine, definiscono il direttore Mazza l'uomo con la Bmw da 120mila euro, dai Rolex d'oro e le scarpe fatte con pelle di coccodrillo. E alcune domande; una spiegazione sulla presenza di una donna immigrata che risulterebbe portata dallo stesso Mauro Mazza dall'Africa e che non sarebbe ne sbarcata ne tantomeno arrivata da sola sul nostro territorio e per la quale lo stesso assessore Luca Zeni rispondendo ad un'interrogazione di Filippo Degasperi ha confermato che vengono erogati 70mila euro ogni anno per il suo mantenimento. Oppure spiegasse il nervosismo e le pressioni degli operatori sulle mamme dopo la pubblicazione degli articoli. 
 
«Siamo in possesso di una decina di testimonianze firmate di mamme che sono passate da casa Padre Angelo che contengono dei passaggi vergognosi e 7 registrazioni di altre mamme, compresa quella dove gli operatori fanno pressioni sulle mamme, tutto il materiale è a disposizione di qualsiasi persona voglia sentirlo o leggerlo e da domani anche nelle mani della procura che spero davvero apra un dossier e indaghi su questo centro che mette in cattiva luce tutti gli operatori e gli uomini politici che ogni giorno lavorano per migliorare l'assistenza sociale, e per fortuna sono la maggior parte».- conclude Roberto Conci
 
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