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Domenica, 28 Febbraio 2016 16:40

I misteri di «Casa padre Angelo»: ora si muove anche la politica Trentina.

I misteri di «Casa padre Angelo»: ora si muove anche la politica Trentina.
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L'autore Redazione Trento


L'inchiesta sulla struttura «Casa Padre Angelo» di Trento continua, e ora finisce anche sui banchi della giunta provinciale Trentina.
 
È stato il consigliere provinciale Claudio Cia che dopo aver letto gli articoli/inchiesta pubblicati dal nostro giornale sulla struttura ha deciso di vederci chiaro e depositare un'interrogazione per dare risposta ad alcuni aspetti della gestione che se corrispondessero al vero sarebbero inquietanti. 
 
Casa Padre Angelo, era entrata nell'occhio del ciclone nel 2012, dopo la denuncia di Paolo Roat, che sentite le numerose lamentele delle residenti denunciò il tutto ad una Tv locale (qui il servizio) a cui fece seguito un esposto in questura che dopo soli pochi giorni fece intervenire i Nas, i quali dopo le indagini confermarono le molte cose incongruenti della struttura.
 
Nella denuncia di Paolo Roat fra il resto si parlava anche di possibili molestie da parte del personale che entrava apposta nelle stanze solo quando le residenti stavano facendo la doccia. Sul caso erano intervenute anche «le iene» che con Matteo Viviani avevano scoperto che Antonio Mazza, giudice onorario, nonostante la legge lo impedisca palesemente in Italia, dirigeva e dirige tutt'ora tranquillamente «Casa Padre Angelo»
 
«La legge esiste proprio per tutelare i bambini anche dalla più remota possibilità che chi ha il potere di decidere delle loro vite possa essere influenzato o influenzare sua volta gli altri giudicanti» - disse lo stesso Viviani alla fine del servizio. 
 
Le stesse lamentele arrivarono alcuni mesi fa alla nostra redazione, con tanto di documentazione fotografica dove era possibile vedere i cibi scaduti, consegnati alla mamme della residenza. (leggi qui l'articolo) La cosa non rappresenta l'eccezione ma la regola - a quanto riferiscono le testimoni. Tali alimenti vengono forniti a Casa Padre Angelo da "Trentino Solidale". È questo appare strano visto che Casa Padre Angelo riceve circa un milione di euro dalla provincia autonoma di Trento per le spese di gestione. 
 
Sebbene l'associazione risulti registrata come azienda privata, essa ha la forma di Onlus e nel 2014 ha percepito solo dalla Provincia oltre 600.000 euro per i progetti del tipo “madre-bambino”.
 
Casa Padre Angelo rientra tra le varie organizzazioni dislocate sul territorio trentino che si occupano di fornire assistenza a persone in difficoltà. Nello specifico, l'organizzazione in questione ospita nella sua struttura di Trento le madri che vivono una condizione di disagio sociale, madri a cui per decreto è stata temporaneamente tolta o limitata la capacità genitoriale e che pertanto necessitano di un supporto materiale/psicologico alla genitorialità.
 
Dalla risposta all'interrogazione 2185/XV del consigliere Degasperi, risulta che i posti disponibili al suo interno sono 13 (11 su progetto + 2 di emergenza). Sebbene l'associazione risulti registrata come azienda privata, essa ha la forma di Onlus e percepisce dalla Provincia un contributo pari a circa 1 milione di euro all'anno.
 
La struttura dovrebbe dare un supporto alloggiativo e formativo ai soggetti ospitati. Invece nella realtà, secondo le testimonianze delle ospiti, pare che di formativo non esista proprio nulla. Risulta infatti che nell'ultimo anno le residenti non siano state coinvolte in nessun progetto di recupero, né formativo né educativo. Inoltre la storia di Casa Padre Angelo e costellata da incongruenze e contraddizioni, una cattiva gestione che ha portato a denunce, esposti, interrogazioni, interventi dei Nas. Testimonianze parlano di varie intossicazioni certificate dal servizio medico nel corso degli ultimi 3 anni. 
 
Alcune testimonianze parlano anche di mamme che vengono obbligate a fare le pulizie, «non abbiamo i soldi per pagare un'impresa di pulizia» - avrebbe detto un 'operatore alle mamme dopo alcune lamentele. Viene spontaneo quindi chiedere dove vengano impiegate le risorse per un milione di euro che vengono erogate dalla provincia.
 
Ma la cosa assume ancora di più tratti misteriosi e «comici» leggendo la risposta dell'assessore alla Sanità Luca Zeni ad un'interrogazione del consigliere Degasperi su quali fossero le associazioni beneficiarie di contributi per l'accoglienza ai profughi. Ebbene, nella nutrita lista risulta essere presente anche Casa Padre Angelo, la quale nel 2015 è beneficiaria di una cifra pazzesca: una voce parla infatti di 70mila euro  per l'ospitalità di una sola profuga, - che peraltro sembrerebbe non essere tale, provenendo da un paese dove non ci sono guerre.
 
Non si illuda l'onesto cittadino che spesso fa fatica a sopravvivere e che apprende con comprensibile disgusto quanto di cui sopra: il bello deve ancora arrivare. Da una visura camerale la Onlus risulta chiusa, cioè non esiste più dal 31 dicembre del 2014 (subito dopo il primo controllo dei NAS). Tuttavia, da un controllo fatto presso l'Agenzia delle Entrate di Trento, la stessa Onlus chiusa nel 2014 risulta ancora attiva. Com'è possibile che una Onlus sia chiusa e contemporaneamente sia operativa? E ancora, come può la Provincia finanziare un'entità che allo stato dell'arte non esiste?
 
«La prima sensazione ad un occhio avveduto è che, - osserva nella premessa dell'interrogazione Claudio Cia - dietro un'apparente facciata abilmente costruita, si nasconda un apparato ai limiti della legalità, il cui unico fine sarebbe quello di lucrare sulle spalle dei più deboli e indifesi. Non è difficile ipotizzare che Casa Padre Angelo sia tutto fuorchè un'organizzazione non lucrativa di utilità sociale. Di fronte a tali anomalie, la politica non deve tacere: servono risposte sincere e serve una netta presa di posizione delle istituzioni».
 
Claudio Cia ora chiede alla Giunta provinciale a quanto ammonta il finanziamento complessivo, quali siano i beneficiari dei contributi erogati dalla Provincia per l'intero anno 2015, e perchè quest'ultima continui ad erogare denaro verso un'associazione non più esistente e se corrisponde al vero il fatto che per l'accoglienza di una profuga (presunta tale) la struttura abbia ricevuto nel solo 2015 la somma di 70.000 euro.
 
Il consigliere di Civica Trentina chiede anche di approfondire l'incongruenza della chiusura (come da visura camerale) della Onlus e come sia quindi possibile che la onlus privata riceva i cospicui finanziamenti dalla PAT.
 
Nel documento inoltre Cia chiede quali attività di supporto formativo ed educativo sono state portate avanti negli ultimi 5 anni e quanti soggetti vi hanno preso parte e qual è il bilancio sociale delle attività svolte, relativo agli anni per i quali l’organizzazione ha ricevuto contributi pubblici.
 
Sul sito di Casa Padre Angelo  appare chiara la collaborazione con la provincia Autonoma di Trento, non altrettanto chiari invece i servizi proposti e il perché rimanga tale nome che di fatto non esiste giuridicamente. Giusto ricordare che a seguito dei nostri articoli il reparto dei Nas è intervenuto nuovamente presso la struttura, che è stata perquistita e nuovamente controllata. (leggi qui l'articolo)
 
Peraltro il sito web è sprovvisto della dicitura indicante la partita Iva e la conferma del Cookie, ambedue le cose obbligatorie per legge e quindi di per se la Onlus (?) è già sanzionabile. 
 
La struttura che ospita  le madri che vivono un disagio sociale di vario tipo percepisce di media procapite risorse pubbliche in misura di 350,00/400,00 euro a persona al giorno. (pare che il costo vari a seconda del grado di autonomia della mamma nei confronti della gestione del minore).
 
La struttura dovrebbe dare un supporto alloggiativo e formativo a questi soggetti per il reinserimento nella vita sociale e quindi alleggerire le risorse impiegate dalla collettività per il sostegno. In realtà secondo le testimonianze delle stesse ospiti, raccolte e pubblicate nel precedente articolo, sembra che di formativo non esista proprio nulla. 
 
Adesso la risposta della giunta al consigliere Claudio Cia farà luce e chiarezza sui misteri, le contraddizioni e le numerose incongruenze della struttura «fantasma». 

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