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Martedì, 16 Febbraio 2016 15:11

Fusione Casse Rurali Aldeno Cadine - Trento: le ragioni del no.

Fusione Casse Rurali Aldeno Cadine - Trento: le ragioni del no.
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L'autore Redazione Trento


La fusione tra la cassa rurale di Aldeno e Cadine e quella di Trento era data per scontata dopo la presentazione avvenuta il 28 gennaio (leggi qui)
 
Allora la fusione aveva ricevuto il consenso anche dai sindaci dei comuni interessati, Alessandro Andreatta primo cittadino di Trento, Nicola Fioretti di Aldeno, Damiano Bisesti di Cimone e Valerio Linardi di Garniga Terme. I quattro sindaci avevano ricevuto assicurazioni dai presidenti della Rurale di Trento Giorgio Fracalossi e della Cassa di Aldeno e Cadine Luigi Baldo che nulla cambierà nei rapporti con le comunità interessate.
 
Ma se già allora erano numerosi i malumori da parte di molti soci della Cassa Rurale di Aldeno e Cadine ora stanno emergendo in tutta la propria incisività. È nato infatti alcuni giorni un vero e proprio «comitato del NO», costruito per cercare di dissaudere i vertici della Aldeno e Cadine a rinunciare alla fusione. L'agguerrito comitato giudica l'operazione «opaca, inutile e, soprattutto, iniqua». 
 
Il comitato dei soci della Rurale di Aldeno, esaminati i bilanci della loro banca e valutato il progetto, è deciso ad andare fino in fondo chiedendo, quando verrà il momento decisivo dell’assemblea, di chiedere il voto segreto o, per lo meno, di esprimerlo con scheda ed urna. «Perché del voto con alzata di mano - afferma Andrea Bontempelli  - non c’è da fidarsi, esposto com’è alla pressione psicologica». 
 
Quanto all’opacità del percorso con cui si è varato il progetto di fusione, Massimo Musolino ed Alberto Zanutto, che assieme a Bontempelli hanno annunciato il loro programma di controinformazione, hanno ripercorso il cammino poco “trasparente” e incerto attraverso il quale gli amministratori sono arrivati a “svendere” la banca alla Rurale di Trento, accettando di essere sotto rappresentati nel futuro consiglio d’amministrazione (3 amministratori su 14) ed un concambio delle quote iniquo (4 a 1) quando il patrimonio della incorporata Aldeno è la metà di quello dell’incorporante Trento. «Questa fusione, gestita da amministratori in evidente condizione di debolezza, nasce nel peggiore dei modi» hanno sintetizzato i tre rappresentati del Comitato. «La Rurale di Aldeno ha i conti in ordine ed è in grado di garantire il sostegno all’economia della sua comunità». La missione contro la fusione è iniziata.
 
Ma ci sono altri motivi che - secondo il comitato del no - vanno analizzati con attenzione, in primis una volontà comune:quella di non vedere cancellati 120 anni di storia cooperativa.
 
La storia di questa fusione comincia a circolare in modo discreto nel mese di luglio, “la Cassa Rurale di Aldeno e Cadine sparirà“, si sente dire in giro e c’è anche chi dice che non c’è più nulla da fare, che ormai tutto è già stato deciso “ai piani alti”, ma c’è anche chi invece crede che sia giusto provare, che sia finalmente giunto il momento di mostrare il “peso” del Socio di una realtà cooperativa. «Ci abbiamo provato perché lo Statuto della Cassa Rurale di Aldeno e Cadine parla chiaro e dice che una testa è uguale a un voto e quindi questo ci dà ulteriore forza per capire che la partita non è già finita, ma che sta iniziando adesso e che il risultato è ancora sullo 0-0» - afferma il comitato del no.
 
Ricordiamo che perchè la fusione «salti» deve essere votata da un socio in meno rispetto ai 3/5 necessari.
 
Il comitato naturalmente invita tutti a votare NO alla fusione, «per dare un futuro alla Cassa Rurale di Aldeno e Cadine e per far sì che gli sforzi fatti dai padri fondatori della nostra realtà cooperativa non siano stati vani» - dichiarano ancora. 
 
I motivi per i quali il comitato dice NO alla fusione sono i seguenti: 
 
- Grazie alla dimensione del nuovo gruppo bancario saranno ancora riconoscibili i principi etici del credito cooperativo e il pensiero di Don Lorenzo Guetti oppure i nuovi principi saranno più simili a quelli della classica banca? - chiede il comitato. 
 
- Poi il monopolio della Valle dell’Adige con conseguente meno concorrenza porterà uno svantaggio per i clienti; La grave perdita per il paese di Aldeno: la Cassa Rurale di Aldeno e Cadine nella propria storia ha aiutato tantissimo il tessuto sociale e l’associazionismo del paese. Cosa succederà dopo? 
 
- Anziché dare retta alla Banca d’Italia (lettera spedita alla Cassa Rurale e che chiedeva il cambio totale della governance) si è preferito far dimettere o non ricandidare solo 6 consiglieri mantenendo invariati i vertici (presidente e vice- presidente, direttore e vice-direttore). 
 
- Se la Cassa Rurale di Trento è d’accordo sull’acquisizione (di questo si tratta, non di una fusione) è perché è convinta di poter risolvere le posizioni di sofferenza della Cassa Rurale di Aldeno e Cadine, altrimenti chi glielo fa fare? E’ allora perché non può essere la Cassa Rurale di Aldeno e Cadine stessa, che tra l’altro può contare su un patrimonio attuale di circa 67 milioni di euro e su alcuni indicatori economici migliori di quelli della Cassa Rurale di Trento (che tra l’altro deve ancora ricevere la visita della Banca d’Italia, che inciderà inevitabilmente sul bilancio successivo alla visita stessa), a risolvere i propri problemi? E’ evidente che in questo momento la Cassa Rurale di Aldeno e Cadine è per la Cassa Rurale di Trento un bocconcino più che appetitoso. 
 
- Quale futuro per i dipendenti della Cassa Rurale di Aldeno e Cadine? Si inizia a parlare di 40/50 esuberi. Cosa faranno queste persone? 
 
- Forza lavoro che si riduce, anche per le generazioni future (di 2900 dipendenti del credito cooperativo trentino si parla, a causa di queste fusioni, di 350/400 esuberi): ci sono sempre più persone e sempre meno lavoro, come faranno i nostri figli? 
 
- Se l’assemblea blocca questa fusione (meglio, LA fusione, considerato che si tratta di fondere la prima con la sesta Cassa Rurale del Trentino) questo servirà da esempio per le altre assemblee e allora la Federazione dovrà rivedere i propri programmi e darsi da fare per trovare un’alternativa forte (es. holding e bilancio consolidato) e socialmente più sensata. 
 
- In generale sembra che i vertici, anziché affrontare il problema del bilancio, preferiscano passare la palla del problema ad altri e svendere in questo modo l’identità della Cassa Rurale di Aldeno e Cadine. 
 
- Altre Casse Rurali in passato sono state in situazioni simili, ad esempio la Cassa Rurale di Lizzana nel 2001, che fu spinta da Banca d’Italia a fondersi con la Cassa Rurale di Rovereto. Ci fu l’Assemblea dei Soci che votò contro la fusione e da quel momento iniziò un percorso di profonda ristrutturazione della Cassa Rurale, culminato con i complimenti ricevuti dall’ispettore di Banca d’Italia durante l’ispezione del 2004. Questo ne garantì la sopravvivenza e la qualità del bilancionegli anni successivi (anche nel 2015 è stata una delle poche Casse Rurali con il bilancio in attivo, sintomo del fatto che è lo scrupolo e la qualità del lavoro a garantire bilanci in attivo, non la dimensione). 
 
- Per certi fattori è evidente che si sta uscendo dalla crisi. Perché anziché tirare i remi in barca non si lavora per sistemare alcune posizioni di sofferenza per agganciarsi alla ripresa? Alcuni mesi o anni in più di lavoro duro valgono bene il salvataggio di un’identità. 
 
- E’ necessaria più trasparenza: ci sono stati gravi errori da parte della governance ed è venuto a mancare negli anni un controllo di gestione adeguato? Allora è giunta l’ora di rendere nitide le responsabilità e far fare un passo indietro ai responsabili, per evitare che in futuro possano compiere gli stessi errori altrove.
 
«Precisiamo che - continua il comitato - non siamo pregiudizialmente contrari ad ogni fusione, ma siamo contrari a questa fusione, che di fatto è una cannibalizzazione, dove la Cassa Rurale più grande incorpora la più piccola senza di fatto mantenerne alcuna identità». 
 
Il comitato invece, in alternativa propone sempre in tema di fusioni quella con realtà territorialmente più compatibili (ad esempio con Cassa Rurale Valle dei Laghi o Cassa Rurale Alta Vallagarina) e che quindi non causerebbero un esubero di personale che, in caso di fusione con Trento, riguarderà fin da subito 10/15 persone (come confermato durante le riunioni di zona) e a regime non si sa ancora quante.
 
«Uno degli aspetti sui quali ci stiamo impegnando e daremo battaglia in tutte le sedi possibili è quello relativo al voto palese durante l'assemblea dei soci, programmata per il prossimo 29 aprile: come Comitato NO alla fusione chiediamo che il voto dove si deciderà sulla fusione per incorporazione della nostra Cassa Rurale nella Cassa Rurale di Trento sia segreto (procedendo quindi prima del voto ad una modifica statutaria) o, in alternativa, si chiede un voto palese non per alzata di mano ma con strumenti elettronici od in alternativa con scheda con codice anagrafico del socio»! - osserva il comitato.
 
Un altro aspetto da non sottovalutare secondo il comitato riguarda il bilancio della Cassa Rurale di Trento. Il  bilancio della rurale di Trento infatti a differenza di quello di Cadine, chiude con un modesto utile, ma è influenzato da 10 milioni di plusvalenze su cessioni di titoli nel 2014 e da ben 20 milioni nel solo primo semestre 2015. Diversamente dalla nostra Cassa Rurale di Aldeno e Cadine, la Cassa Rurale di Trento NON ha avuto l'ispezione della Banca d'Italia e quindi il suo bilancio è tutto da verificare. 
 
«La Cassa Rurale di Trento, inspiegabilmente - ricorda il comitato del no - non riceve l'ispezione da 5 anni e quindi nessuno conosce esattamente la situazione. Per questo se di fusione si dovrà parlare è meglio aspettare una verifica anche del loro bilancio».
 
C'è anche una forte preoccupazione anche per l'aspetto normativo, in quanto il Governo Renzi il 10 febbraio scorso ha emanato un decreto legge che stabilisce misure urgenti per la riforma delle Banche di Credito Cooperativo (BCC). Il pacchetto di misure ha lo scopo di rafforzare il sistema bancario delle BCC e di renderlo più resistente agli shock economici. Il decreto legge stabilisce l'obbligo per le BCC di aderire ad un gruppo bancario, quella che viene comunemente citata dai media come holding nazionale del credito cooperativo.
 
L'adesione al gruppo bancario è la condizione per il rilascio, da parte di Banca d'Italia, dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività bancaria in forma di credito cooperativo. Il decreto cita testualmente che “la bcc che non intende aderire ad un gruppo bancario, può farlo a condizione che abbia riserve di un'entità consistente (almeno 200 milioni) e versi un'imposta straordinaria del 20% sulle stesse riserve. Non può però continuare ad operare come banca di credito cooperativo e deve deliberare la sua trasformazione in spa. In alternativa è prevista la liquidazione”.
 
Anche lo stesso Presidente della Cassa Rurale di Trento, di Cassa Centrale e della Federazione Trentina della Cooperazione si è mostrato preoccupato da questa norma, dicendo testualmente che “ad oggi non è un problema che si pone per il Trentino, dove non c'è una Cassa Rurale con un patrimonio superiore a 200 milioni, però potrebbe scatenarsi una corsa alle fusioni per arrivare a superare questi limiti”. 
 
Ora, alla luce del fatto che la Cassa Rurale che prenderebbe forma dall'incorporazione della Cassa Rurale di Aldeno e Cadine nella Cassa Rurale di Trento avrebbe un patrimonio di circa 218 milioni di euro (secondi i dati di bilancio 2014) e quindi decisamente superiore ai 200 milioni di euro sufficienti a scegliere di non aderire alla holding nazionale, se questa o la futura classe dirigente della Cassa Rurale di Trento decidesse di operare tale scelta gli scenari, come esplicati dal decreto sarebbero due: o la trasformazione della Cassa Rurale in SPA, privando così il Trentino della più grande banca di credito cooperativo e lasciando l'intero territorio della Valle dell'Adige di fatto senza un punto di riferimento economico con ideali di mutualità, oppure la liquidazione della stessa Cassa Rurale, che oltre ad avere gli stessi effetti catastrofici della prima opzione, aprirebbe un ulteriore argomento di discussione che avrebbe come argomento la destinazione del patrimonio che, secondo i principi della cooperazione, dovrebbe essere destinato ai fondi di promozione cooperativa, che si occuperanno di promuovere la nascita e lo sviluppo di altre cooperative.
 
È ovvio che la nuova Cassa Rurale sarà amministrata in breve tempo esclusivamente da persone di Trento, «rendendo noi soci attuali della Cassa Rurale di Aldeno e Cadine dei soci di serie B. Tra l'altro un altro elemento inserito nel piano di fusione è che un socio attuale della Cassa Rurale di Aldeno e Cadine non potrà concorrere alla carica di Presidente della nuova Cassa Rurale di Trento prima del 2021. Ci sembra davvero un boccone troppo amaro da digerire» - incalza il comitato.
 
Una fusione che quindi, parafrasando le parole dei bravi a don Abbondio, non s'ha da fare, né domani, né mai, almeno secondo il comitato del no. 
 
Clicca sul pdf per leggere il manifesto completo delle ragioni del no
 
 
 

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